“Un angelo in miniera” di Sebastien Mattioli sarà presentato il 23 ottobre

 
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"Un angelo in miniera" di Sebastien Mattioli sarà presentato il 23 ottobre

“Un angelo in miniera” di Sebastien Mattioli sarà presentato il 23 ottobre

Presentazione, venerdì 23 ottobre, del romanzo storico dell’autore Sebastien Mattioli “Un angelo in miniera”. L’iniziativa è patrocinata dal Comune di Gualdo Tadino, dal comune di Audun-le-Tiche, dal Polo Museale città di Gualdo Tadino e dal Museo Regionale dell’Emigrazione Pietro Conti.

Il libro dedicato alla storia dell’emigrazione italiana dal secondo dopoguerra nelle miniere di Francia e Belgio sarà presentato venerdì 23 ottobre alle ore 21 nella cornice del Cinema Teatro Don Bosco, sito in Viale Don Bosco n°38 a Gualdo Tadino. Per le normative Covid-19 sarà necessaria la prenotazione che potrete fare tramite i seguenti numeri telefonici: 3408278949 – 3397329874 – 3404128735 o mediante le pagine Facebook e Instagram Mattioli Sebastien. Dialogherà con l’autore Barbara Bruno; interverranno: la scrittrice Arianna Frappini, il Sindaco di Gualdo Tadino Dott. Massimiliano Presciutti e la direttrice del Polo Museale Città di Gualdo Tadino Dott.ssa. Catia Monacelli. La scelta di scrivere un romanzo sull’emigrazione italiana è infatti coincisa con la volontà di ricordare la storia di mio nonno Angelo Mattioli emigrato nelle miniere di ferro di Audun le Tiche e di tanti come lui, inquadrandola in una stagione di riscoperta dell’emigrazione umbra, che nella sua evoluzione storica ha avuto proprio nei comuni della dorsale appenninica, di cui è parte Gualdo Tadino, uno degli epicentri maggiori.

Nel 2020 in uno scenario che prefigura l’abbattimento delle frontiere nell’ottica della globalizzazione totale, perché interrogarsi sull’emigrazione italiana? Si potrebbe rispondere che l’uomo non cambia mai e che, in un’epoca che macina tutto e consuma velocemente, diviene fondamentale recuperare e conservare la memoria del proprio passato, perché un popolo senza memoria non ha futuro. Si potrebbe anche aggiungere che tanto più oggi, in un’era dominata dalle nuove tecnologie, acquista maggior valore fare riferimento a una dimensione perduta dell’esistenza umana, a dimenticati modi di pensare e di agire a misura d’uomo. Recuperare le proprie radici può divenire utile per capire se stessi e anche per comprendere come i valori e le storie depositate da decenni nel nostro immaginario determinino, poi, non solo i comportamenti, ma anche la storia e la costituzione sociale e politica dei popoli.

Pensare il futuro sulla base di ciò che è stato, perché ciò che è stato può ripetersi, e di fatti si ripete. Magari forme e modalità sono apparentemente cambiate, magari l’Italia è coinvolta diversamente, di certo oggi ne abbiamo una percezione del tutto nuova. Ma la storia ci ricorda che questo noi siamo stati, un “Paese di Migranti”.

In poco più di cento anni dal 1876 al 1988 sono emigrati circa 27 milioni di italiani, molti sono rientrati, ciononostante secondo un calcolo approssimativo che comprende figli e nipoti, gli italiani all’estero sono circa 50 milioni di cui due terzi nelle Americhe.

Un’altra Italia vive e cammina sotto altri cieli di cui una discreta percentuale di questi connazionali sono umbri. Essere italiani è una storia!

Cordiali saluti Sebastien Mattioli.

 
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