Seduta saltata e tensione alta nel Consiglio regionale umbro
Nota dei consiglieri regionali di opposizione: Enrico Melasecche e Donatella Tesei (Lega Umbria), Andrea Romizi e Laura Pernazza (Forza Italia), Eleonora Pace, Paola Agabiti e Matteo Giambartolomei (Fratelli d’Italia) e Nilo Arcudi (Umbria Civica)
Perugia, 15 aprile 2026 – Le istituzioni umbre attraversano un momento di profonda tensione politica dopo il fallimento dell’ultima seduta del Consiglio regionale a Perugia. Mercoledì 15 aprile 2026, l’assemblea legislativa è rimasta paralizzata a causa della mancanza del numero legale, scatenando una durissima reazione da parte dei gruppi di minoranza. Le opposizioni hanno denunciato un comportamento definito mortificante per la dignità del ruolo ricoperto, accusando la maggioranza di una latitanza sistematica che ha impedito il regolare svolgimento dei lavori. Secondo i rappresentanti dell’opposizione, la fuga dall’aula rappresenterebbe un oltraggio verso i cittadini, aggravato dal fatto che il blocco ha riguardato un atto che la stessa coalizione di governo aveva presentato.
Al centro del contendere si trova la valorizzazione del Cammino di Sant’Ubaldo, un tema particolarmente sentito dalla comunità di Gubbio. La mozione, firmata dal capogruppo del Pd Betti, avrebbe dovuto impegnare la Giunta in un piano di promozione turistica e spirituale del percorso. Tuttavia, proprio al momento della votazione, gli esponenti della maggioranza si sono dileguati, determinando lo scioglimento della seduta. Le minoranze hanno sottolineato con sdegno come questa assenza colpisca ancora una volta il territorio eugubino, già escluso in precedenza dalla cabina di coordinamento per l’Ottocentenario della morte di San Francesco. La destra ha ribadito che avrebbe votato favorevolmente all’atto, ma l’irresponsabilità dei colleghi ha impedito ogni progresso.
Durante lo svolgimento della giornata, la minoranza ha cercato a più riprese di garantire la tenuta del numero legale per puro senso del dovere verso le istituzioni. Nonostante un’interruzione tecnica di cinque minuti concessa proprio per permettere il rientro dei consiglieri assenti, nessuno degli esponenti della sinistra è tornato al proprio posto. Tale scenario ha determinato l’impossibilità tecnica di procedere alle votazioni, lasciando in sospeso atti fondamentali per la programmazione regionale. La critica mossa non è solo politica, ma riguarda il metodo di gestione dell’aula, considerato ormai incapace di garantire le condizioni minime di funzionamento democratico all’interno di Palazzo Cesaroni.
Il durissimo comunicato delle opposizioni parla di una maggioranza che “volta le spalle” alle necessità concrete dell’Umbria. La polemica si sposta sulla presunta mancanza di rispetto verso le identità locali, con Gubbio indicata come vittima sacrificale di una gestione centralista e disattenta. Per i consiglieri di minoranza, l’episodio odierno rappresenta il punto più basso della legislatura attuale, evidenziando una frattura insanabile tra i banchi dell’aula. La richiesta è chiara: la maggioranza deve assumersi le proprie responsabilità di fronte agli elettori umbri, cessando di utilizzare l’assenza come strumento di boicottaggio verso istanze che dovrebbero essere trasversali e condivise.
L’episodio apre nuovi interrogativi sulla tenuta della coalizione a supporto della Giunta Proietti. Se una forza di governo non riesce a garantire la presenza dei propri membri nemmeno per votare i propri stessi atti, si palesa una crisi di coordinamento evidente. Le istituzioni ne escono indebolite, proiettando un’immagine di instabilità che preoccupa gli osservatori. Nel frattempo, la minoranza promette battaglia, intenzionata a non concedere sconti su un episodio che ha bloccato un progetto di valorizzazione culturale di rilievo internazionale. La vicenda del Cammino di Sant’Ubaldo resta così una ferita aperta nel dialogo tra le forze politiche regionali, in attesa di una nuova convocazione che possa sanare lo stallo, come riporta il comunicato di Elena Sofia Baiocco.

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