Tradizione contemporanea, in arrivo la seconda edizione della mostra

 
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Tradizione contemporanea, in arrivo la seconda edizione della mostra

Tradizione contemporanea, in arrivo la seconda edizione della mostra

Tradizione Contemporanea è il titolo della mostra, a cura di Nello Teodori, che inaugura sabato 11 settembre presso il Museo Opificio Rubboli di Gualdo Tadino (PG).

L’esposizione è una delle quattro sezioni della Triennale della Ceramica d’Arte Contemporanea di Gualdo Tadino 2021/2022 organizzata dall’Associazione Pro Tadino, presieduta da Carlo Giustiniani, e dall’Amministrazione comunale.

Sedici artisti si sono cimentati con la tecnica della ceramica a lustro, realizzando opere inedite: Barbara Amadori, Lucia Angeloni, Michele Baccarini, Catia Ceccacci, Chiara Demegni, Paolo Fabiani, Marino Ficola, Roberto Fugnanesi, Cinzia Lega, Manifattura Sottosasso (Marco Malavolti e Lorella Morgantini), Giovanni Mengoni, Graziano Pericoli, Paolo Porelli, Karin Putsch-Grassi, Nello Teodori, Maurizio Tittarelli Rubboli.

Al progetto hanno collaborato Rolando Giovannini, Marinella Caputo e il Museo Opificio Rubboli, la cui associazione tutela la prestigiosa tradizione della manifattura gualdese fondata da Paolo Rubboli nel 1873.

La scelta curatoriale, ideativa e concettuale, è stata quella di coniugare la tradizione della pratica del lustro, tecnica cinquecentesca, con la realizzazione di oggetti in ceramica, espressione dell’ideazione e della creatività contemporanea. Le opere in terracotta, abbinata in alcuni casi ad altri materiali, sono state iridate da Maurizio Tittareli Rubboli, in questo caso, con lustro in vernice. La gamma cromatica tradizionale è stata rispettata, nell’impiego delle tre tinte tipiche della manifattura Rubboli: blu di Sèvres, raramente abbinato al blu China, oro e rosso rubino. Procedimenti antichi, sapienza tecnica, libertà espressiva e ricerca hanno dato vita a una collezione di oggetti inusuali e dagli effetti cangianti.

Un progetto di forme e di luce in uno spazio espositivo che mantiene la connotazione di un luogo di lavoro reale, dove i torni e le muffole sembrano non essersi mai fermati. Gli oggetti in mostra dialogano con questa dimensione atemporale dell’opificio, tra passato e presente, tra antichi saperi e nuovi linguaggi.

 
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