Alluvione, il Consiglio di Stato ordina: «Si facciano i lavori»

Alluvione, il Consiglio di Stato ordina: «Si facciano i lavori»

Dieci famiglie fuori casa da un anno, il ministero deve agire

Dopo un anno trascorso lontano dalle proprie case a causa dell’alluvione che nel giugno 2024 devastò le aree di Nocera e Valtopina, dieci famiglie vedono finalmente uno spiraglio. Il Consiglio di Stato ha infatti intimato al ministero dell’Interno di garantire l’avvio dei lavori di messa in sicurezza e consentire ai proprietari di rientrare nelle loro abitazioni o almeno di poter tornare a coltivare i propri terreni. Lo riporta oggi il Messaggero Umbria.

La decisione dei giudici amministrativi arriva al termine di un lungo contenzioso avviato da una delle residenti di Santa Maria Maddalena, assistita dall’avvocato Valeria Passeri, contro l’ordinanza del Comune di Nocera che, dopo la frana provocata dal maltempo, aveva disposto lo sgombero totale delle abitazioni e imposto il divieto di accesso, transito e coltivazione dei terreni circostanti. Un provvedimento che, nelle intenzioni dell’amministrazione, doveva garantire la sicurezza pubblica, ma che di fatto ha lasciato intere famiglie senza casa e con le proprietà in abbandono per oltre dodici mesi.

Il Consiglio di Stato ha riconosciuto la legittimità dell’intervento d’urgenza per motivi di sicurezza, ma ha allo stesso tempo sottolineato l’eccessiva durata del divieto e l’assenza di un piano concreto per il ripristino dell’area. Nella sentenza, i giudici hanno evidenziato la necessità di stabilire un limite temporale per gli interventi di messa in sicurezza, al fine di “consentire il ripristinato godimento del diritto di proprietà e di uso delle abitazioni e dei terreni”.

Secondo quanto presentato dalla difesa – scrive il quotidiano -, il Comune avrebbe abusato del potere di ordinanza, estendendo senza motivo la misura di interdizione. L’avvocato Passeri, nelle memorie depositate, ha contestato la mancanza di azioni strutturali per la mitigazione del rischio idrogeologico, evidenziando che gli eventi meteorici estremi si erano già verificati negli anni precedenti e che sarebbe stato necessario un intervento ordinario e non più emergenziale. La consulenza tecnica dell’ingegner Blois, allegata al ricorso, ha inoltre segnalato l’assenza di opere definitive di consolidamento e la mancata individuazione di vie alternative di accesso agli edifici.

I giudici hanno quindi imposto al ministero dell’Interno di relazionare entro due mesi sugli interventi già eseguiti e su quelli programmati, indicando tempi e modalità di realizzazione. Il Viminale dovrà inoltre fornire aggiornamenti sulle attività di verifica e monitoraggio delle aree interessate e sull’eventuale revoca dei provvedimenti di inagibilità, in modo da permettere alle famiglie di pianificare il ritorno nelle proprie abitazioni.

Per la donna che ha promosso il ricorso, trasferitasi temporaneamente a Foligno insieme ad altri residenti della zona, la decisione rappresenta un primo passo verso il ritorno alla normalità.

 
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