Riccardo Cucchi porta a Gubbio il sogno di un calcio diverso

Riccardo Cucchi porta a Gubbio il sogno di un calcio diverso

Alla Sperelliana venerdì la presentazione del suo nuovo libro

Il calcio non è soltanto spettacolo e business, ma può diventare linguaggio universale capace di trasmettere rispetto, solidarietà e amicizia. È questa la visione che Riccardo Cucchi, storica voce delle radiocronache italiane, porta a Gubbio con il suo libro “Un altro calcio è ancora possibile”, in programma venerdì 29 agosto alle 18 nella Sala ex Refettorio della Biblioteca Sperelliana.

L’appuntamento si aprirà con i saluti istituzionali del sindaco Vittorio Fiorucci, a testimonianza dell’attenzione della città verso un’iniziativa che va oltre i confini sportivi. L’incontro, infatti, non si rivolge soltanto agli appassionati, ma a chiunque riconosca nello sport una funzione educativa e sociale.

Cucchi, volto e voce di programmi storici come “Tutto il calcio minuto per minuto” e “90º minuto”, oltre che caporedattore sportivo di Radio Rai e conduttore de “La domenica sportiva”, con questo volume invita a recuperare il senso autentico del gioco, lontano dalle logiche esasperanti del profitto. Il radiocronista propone di riscoprire il calcio della strada, quello capace di unire comunità, culture e generazioni differenti.

Il libro intreccia memorie personali con riferimenti a grandi figure della cultura e dello sport: dalle pagine di Borges e Galeano, ai messaggi universali di Mandela e Sócrates. In questo intreccio narrativo emerge un ritratto del calcio come metafora di convivenza civile, di comunità che si riconoscono nel gesto sportivo e nella passione collettiva.

A dialogare con Cucchi sarà Luca Mercadini, giornalista del Corriere dell’Umbria, che accompagnerà il pubblico nell’approfondimento dei temi. Durante la serata sarà presente anche un bookshop dedicato, occasione per avvicinarsi direttamente alle riflessioni dell’autore.

La presentazione diventa così un momento di confronto sul futuro del calcio, che secondo Cucchi non può cambiare il mondo – obiettivo che neppure la politica o la diplomazia riescono a raggiungere – ma può lanciare un forte segnale: il mondo può migliorare se si impara a guardare all’altro con spirito di collaborazione e senza piegarsi soltanto a logiche economiche.

L’incontro eugubino rappresenta un invito a fermarsi, riflettere e domandarsi se davvero sia possibile immaginare un calcio diverso, più umano e vicino alle persone, meno ossessionato dai ricavi e più attento alla crescita collettiva. Una prospettiva che per l’autore resta aperta, come un sogno ancora percorribile.

 
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