Gubbio, i lavoratori Colacem scrivono all’amministrazione: vogliamo risposte!

Una delegazione di lavoratori della Colacem, insieme ai lavoratori dell’indotto, ha consegnato una lettera in comune

 
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Gubbio, i lavoratori Colacem scrivono all’amministrazione: vogliamo risposte!

Una delegazione di lavoratori della Colacem di Ghigiano (Gubbio), insieme ai lavoratori dell’indotto e alle rappresentanze sindacali ha consegnato questa mattina una lettera in comune.

Nella lettera, indirizzata al Sindaco, Filippo Stirati, ai membri della giunta e ai Gruppi consiliari del Comune di Gubbio si esprime la preoccupazione per la situazione dell’azienda e si chiedono risposte circa una serie di interrogativi che gli stessi hanno sottoposto all’amministrazione comunale circa il futuro del sito produttivo.


Fonte: lettera consegnata dai lavoratori al Comune


Secondo le maestranze “è necessario costruire una strategia complessiva che traguardi gli obiettivi di riduzione delle emissioni richiesti dall’Europa fino alla neutralità carbonica del 2050. Il primo traguardo da raggiungere è il 2030 in cui le emissioni di co2 dovranno essere ridotte del 55%. Attraverso la “missione” transizione ecologica e transizione 4.0 (M2/C2) si potrà mettere in campo la richiesta della transizione energetica quale soluzione del problema delle quote di co2, ma soprattutto delle emissioni delle stesse sostanze clima-alteranti ed inquinanti”.

Il tema centrale delle richieste, se si ha interesse alla salvaguardia del sito produttivo e dei tanti posti di lavoro a rischio, vorrebbe “che la riconversione ecologica non passi solo per l’individuazione di soluzioni immediate per il problema delle quote di Co2 prodotte e quindi che non si possa e non si debba parlare solo di Css”

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La crisi del settore e le possibili prospettive di ripresa

Come ricordano nella lettera i rappresentanti dei lavoratori “il settore ha vissuto una crisi terribile, dal 2008 fino al 2019 con tutta una conseguente serie di azioni che lo hanno ridimensionato notevolmente. In cifre si è passati dalle 43 milioni di tonnellate di cemento del 2008 alle 19 milioni del 2019. Il 2020 che era partito abbastanza bene, con il covid ha segnato un nuovo stop e l’anno si è chiuso con 17 milioni. Il post pandemia e la gestione futura, grazie anche alle scelte conseguenti ai finanziamenti Europei sia del PNRR che dei fondi strutturali, sia alle scelte governative di riavviare le grandi opere (infrastrutture) e ai finanziamenti del Bonus 110, potrebbero dare un nuovo slancio al settore”.

La preoccupazione dei lavoratori

La preoccupazione però è che “questa condizione di potenziale crescita generale del settore ha trovato un nodo critico nella situazione eugubina, con la possibile conseguenza di non riuscire a cogliere le opportunità in campo, ma anzi di vedere precipitare il settore in una crisi senza precedenti con danni ingenti ai lavoratori e alle loro famiglie. Inoltre, con un possibile arretramento del Pil della città e della regione stessa”.

Solo “attraverso il principio della “giusta transizione”, riconosciuto dalla stessa Unione Europea per evitare che il rispetto dell’ambiente possa avere dei costi sociali insostenibili, sarà possibile garantire al contempo tenuta occupazionale, riduzione dell’impatto ambientale e competitività delle imprese.

La richiesta di attenzione

“La nostra preoccupazione – viene sottolineato nella lettera – non è solo per l’apertura della cassa integrazione, ma per il futuro del settore. Considerato che circa il 25% del Pil di Gubbio ruota intorno al settore cemento, chiediamo l’attenzione delle Istituzioni a partire dal Comune, affinché non si perda un valore importante dell’economia eugubina”.

“Per difendere e rilanciare l’industria del cemento umbra  – si legge ancora nella comunicazione – e la sua possibile vocazione alla sostenibilità occorre l’impegno di tutti, in primo luogo delle aziende e delle Istituzioni. Per questo chiediamo a voi di rendervi protagonisti in un ambito concertativo complessivo e affrontare la problematica in un’ottica di ampio respiro, guardando al futuro della città e della regione”.

Le conclusioni su sicurezza e salute

“Noi crediamo – concludono i lavoratori – che le aziende debbano fare il loro dovere: la salute e sicurezza nel luogo di lavoro noi non le appaltiamo a nessuno, tantomeno ai comitati. Per noi sono la priorità, come lavoratori e come cittadini e rivendichiamo il diritto di esprimere la nostra posizione su ogni possibile modifica al combustibile utilizzato, affinché le aziende si impegnino ad utilizzare le migliori tecnologie esistenti.

In considerazione di tutto ciò chiediamo a voi tutti di dare una risposta alle nostre richieste.

 
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