Traffico illecito di rifiuti ferrosi, 86 persone coinvolte, indagini partite da Gualdo e Scheggia

 
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Ricostruzione L’Aquila, associazione a delinquere, anche Gubbio coinvolta

Sono in fase di notifica gli avvisi di garanzia a conclusione delle indagini preliminari a carico di 86 soggetti di varia nazionalità, per la gran parte di origine extracomunitaria: marocchini (65) ma anche italiani (18) ed alcuni cittadini dell’est europeo, coinvolti a vario titolo in un traffico illecito di rifiuti ferrosi su cui si indaga da circa due anni, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Perugia.

Un’attività investigativa, svolta preliminarmente dal personale dei Comandi Stazione forestale di Gualdo Tadino e di Scheggia, ha evidenziato come sul territorio stia prendendo sempre più corpo un’attività dedita alla gestione parallela (abusiva) dei rifiuti ferrosi, gestita da soggetti perlopiù extracomunitari collegati tra loro, con la complicità e connivenza di soggetti italiani, ai quali vengono conferiti i rifiuti provenienti dalla attività illecita di raccolta e trasporto.

Quanto accertato integra una condotta criminosa che ha dato luogo ad una attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti (art. 260 del Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152) che con più operazioni, consistenti nel ricevere, trasportare, cedere e comunque gestire abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti, consente ai membri del sodalizio criminoso di conseguire un ingiusto profitto.

Le indagini si sono concentrate, al momento, su una ditta del perugino, autorizzata all’esercizio di centro di raccolta per la messa in sicurezza, la demolizione, il recupero e la rottamazione presso la quale vengono conferiti i rifiuti ferrosi.

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Secondo quanto ricostruito l’attività illecita si concretizza con la raccolta e il trasporto dei rifiuti ferrosi da parte dei soggetti extracomunitari, privi del previsto titolo abilitativo di iscrizione all’Albo dei Gestori Ambientali della Provincia come trasportatori di rifiuti, creando una illecita rete capillare operante sul territorio, che consente alla ditta indagata di arrivare a gestire, e dunque vendere, enormi quantità di rifiuti ferrosi, in violazione delle normativa istituita per la salvaguardia e la tutela dell’ambiente e la disciplina delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto.

Molti dei soggetti deferiti sono risultati provvisti di semplice iscrizione alla Camera di Commercio di Perugia per attività di commercio ambulante.

I rifiuti conferiti alla ditta di demolizioni non erano mai accompagnati dal formulario previsto per legge che identifica il rifiuto in tutti i suoi aspetti (provenienza, qualità, peso, ecc.).

Da una stima effettuata il quantitativo di rifiuti ferrosi movimentati negli anni oggetto di verifica (dal 2008 al 2012) è pari ad oltre 5.000 tonnellate per un ammontare in denaro pari ad oltre un milioneseicentomila euro.

L’operazione effettuata segue di alcuni anni quelle denominate “IRON 1“ e “IRON 2“ che portarono all’emissione di 287 avvisi di garanzia dalla DDA di Ancona per fattispecie analoga.

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